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Patmos

l'isola dell'apocalisse
patmos

La prima volta che sono andata a Patmos avevo il cuore spezzato, polverizzato; capelli dritti per il lavoro, sonno arretrato, nessun programma.

Gli amici di sempre, quelli delle cene, delle risate, dei balli. Quelli che negli ultimi mesi ti hanno tenuta in piedi, spesso fino a tardi. Questi amici mi spingevano andare a Patmos.

Ci erano già stati, si. Era un’isola pazzesca, si. Di sicuro a Patmos mi innamoravo, si, si innamorano tutti. Avevano già prenotato una villa stupenda, si. Tutto organizzato, si. Dovevo solo dire di si.

Ero molto indecisa, non facevo un viaggio da sola da molto tempo, cercavo qualcosa di mistico, volevo guardarmi dentro. Forse era l’anno giusto per fare il cammino di Santiago, dissi a L.

Ma Patmos sa essere anche quello, mi rispose, non leggerezza soltanto. E’ l’isola dei contrasti. L’isola del sacro e del profano, che si alternano in modo armonico. Era la vacanza giusta per me.

Non gli credevo fino in fondo, pensavo fosse solo un modo per convincermi.

Pochi giorni dopo, una cena di famiglia, mia cugina e il suo compagno, decisamente più inclini diciamo al lato mistico e all’esperienza del viaggio, mi chiedono dei miei programmi e così gli racconto di questa ipotesi di Patmos.

Anche loro mi dicono che è un’isola straordinaria, non è la solita isola greca. È intensa, misteriosa…e poi quel vento, quel vento costante! Ha qualcosa di magico, non sarà un caso se è li che S.Giovanni ha avuto la visione e ha scritto l’apocalisse!

 

Presa. Un’apocalisse era ciò di cui avevo bisogno.

l’isola

A distanza di tempo e di svariati ritorni posso dire che era tutto vero.

Senti qualcosa di magico già quando arrivi con la nave, vedendo il monastero che impera dalla Chora e ti guarda come a dire benarrivato, so che ci sei, ti tengo d’occhio, e lo fa per tutta la vacanza perché è sempre visibile, sempre percepito, e quando guardi la Chora da lontano, è la forma stessa dell’isola che ti porta verso l’alto.

Senti qualcosa di magico quando metti il primo piede a terra al porto di Skala, senti che c’è un’energia che ti fa vibrare. Quell’energia che gli stessi monaci tutelano dal turismo di massa e del divertimento sfrenato di altre isole. Sacro e profano in moto armonico.

All’inizio ti senti smarrito. Non è un’isola che si fa capire subito, ci vuole un giorno, per qualcuno due. Il primo giorno avevo questa sensazione strana che non capivo, col senno di poi so che era tutta l’iniziale resistenza a quel magnetismo che ti scuote.

Poi vedi il primo tramonto…boom! Una palla di fuoco che non può non rapirti, tenerti incollato, in qualche modo rassicurarti, e allora cominci a mollare gli ormeggi e ti abbandoni all’isola. Il vento costante non ti da più fastidio, ma percepisci che spettinandoti spazza via i pensieri.

La sera nella Chora si crea una piccola comunità, dopo poco tutti si conoscono, e ogni sera dopo i drink di rito fra i baretti della piazza (il mio preferito è Thalami), la festa è in qualche casa ogni sera diversa per finire solo poi, molto poi giù a Skala alla Kasbah, da dove è facile uscire con la luce del giorno.

Ti addormenti felice, e nel sonno l’isola continua a capovolgerti con sogni strani e variopinti, che spesso danno bizzarre risposte a domande che ti ponevi da un po’. Non sorprende quindi che S.Giovanni abbia avuto proprio qui la visione dell’Apocalisse!

È come se il magnetismo dell’isola, dovuto forse alle sue origini vulcaniche, con rocce che vengono dal profondo della terra, ti abbracciasse domato da secoli di preghiera e contemplazione. E guarisca, resetti, raddrizzi, crei nuove strade.

È un’isola che ti spinge a lasciarti andare e perderti, e allora perdendoti, le cose che cerchi, trovano te.

i sette punti nevralgici

C’è una leggenda che gira fra gli affezionati di Patmos: che l’isola magica nasconda sette punti magnetici, dove soffermandosi con la dovuta disposizione, le energie, il cuore e i pensieri si riallineano e per alcuni i desideri espressi si avverano.

Prima che una mia amica mi raccontasse questa leggenda mentre guardavamo uno di quei tramonti magici al piccolo monastero del Profeta Elia, ero già capitata per caso in alcuni di questi punti magnetici, e avevo percepito la sensazione.Quando poi ho cercato gli altri, l’ho provata di nuovo. Non può essere soltanto suggestione quindi, si sente qualcosa. Dopotutto in ogni leggenda che dura nel tempo, c’è un fondo di verità.

Monastero Di San Giovanni: Impossibile non vederlo, come ho già detto, ti scruta dal momento che approcci l’isola. Nel 1088 il Beato Ioannis Christodoulos, chiese all’imperatore bizantino Alexious I il permesso di edificare un luogo di ritiro spirituale (“laboratorio di virtù”) sui resti di un antico tempio di Artemide, avendovi trovato il luogo ideale per la contemplazione dopo anni di peregrinaggio e ricerca. Ottenne anche una flotta di navi mercantili esonerate da imposte, grazie alla quale, insieme alla posizione strategica su una via commerciale e all’importanza religiosa, Patmos divenne un punto strategico e si garantì prosperità e protezione durante le varie dominazioni straniere.

Al suo interno ospita una ricchissima biblioteca (visitabile tramite speciale permesso) dentro la quale sono custoditi preziosi manoscritti e antichi libri sacri. Il tesoro più prezioso è il Vangelo di S. Marco scritto in oro e argento su una pergamena color porpora risalente al VI secolo.

Ho un legame particolare con questo monastero. La prima volta, ci sono andata da sola, la mattina di un mio compleanno in cui mi sentivo triste. Mi ha colto subito una profonda riverenza, mi ha accolto nel suo cortile tra l’odore di incenso e di cera d’api. Un monaco mi ha sorriso facendo un cenno col capo dall’alto della balconata. La tristezza era svanita, rimpiazzata da un senso di pace e bellezza. Di amore per i miei cari e di speranza, che mi ha spinto a dar luce a una candela.

Da quella volta è una tappa obbligata, un appuntamento privato breve o lungo a seconda del momento, ad ogni mio passaggio sull’isola.

È anche un’ottima scusa per passeggiare nella Hora di mattina, deserta, e perdersi nel suo labirinto di vicoli, le sue porte meravigliose, scoprire scorci poetici e sbirciare dentro qualche suggestiva abitazione.

Grotta dell’Apocalisse: A qualche tornante dalla Hora, sulla via che sale da Skala, si trova la famosa grotta dove il discepolo prediletto di Gesù, perseguitato ed esiliato sull’isola, ebbe la visione dell’Apocalisse. Nelle sue rocce di trachite, materiale che ha avuto origine dagli strati più profondi della terra, sono ancora visibili i segni dove il santo giaceva, e dove la tradizione vuole che la roccia si squarciò in tre fenditure, a rappresentare la Santa Trinità, facendo uscire la voce di Dio.

Credenti o no, è impossibile non essere avvolti da un’energia particolare, che si manifesterà in maniera del tutto personale.

Monastero Profeta Elia: Piccola chiesa sulla cima della collina più alta dell’isola, anche per i meno “spirituali”, è un passaggio imperdibile per qualunque visitatore. Il momento in cui andare è senza dubbio il tramonto, che ti lascerà letteralmente senza fiato. Da soli o in gruppo, non si può veramente dire molto altro, ma solo andare e aprire il cuore alla bellezza, ai desideri, ai sogni.

Kalikatzou: Sebbene questa piccola roccia mi avesse sempre incuriosito guardandola dalla spiaggia di Petra, mi sono convinta ad arrampicarmi solo alla ricerca dei famosi punti nevralgici. La roccia era la casa di un eremita, di cui vi sono ancora delle tracce: delle scale abbozzate, una cisterna e delle nicchie. Ho seguito un suggerimento: soffermarmici con un giusto atteggiamento. Così mi sono seduta con le gambe incrociate e fissando l’orizzonte, il mare e le piccole isole davanti e ho iniziato a respirare, entrando in una sorta di meditazione contemplativa. Anche qui è avvenuto un click, non solo internamente, anche una serie di eventi si sono concatenati e la mia vacanza ha preso un’altra piega. Torno lì ogni volta che ho bisogno di un click.

Psilli Ammos: Quello per Psilli lo ammetto, è un amore incondizionato. Ci si arriva solo dopo una camminata di venti minuti, che oltre al panorama meraviglioso, come tutte le fatiche rende più dolce la ricompensa. È l’unica, lunga, spiaggia di sabbia di Patmos (il suo nome significa sabbia fina). Racchiusa fra due quinte, il protagonista è il mare, talvolta ondoso, altrimenti cristallino. Posti a sedere in prima fila, sul bagnasciuga, o all’ombra, sotto le tamerici. Colonna sonora caprette, asini, canti del gallo. A Psilli si sta bene, punto. Ci rimarresti tutto il giorno, ci pianteresti una tenda. Una volta, forse inebriata dall’ energia di questa spiaggia, mi sono lasciata convincere da una persona ad affrontare una mia grande paura: nuotare in mezzo alle onde. Allontanandomi dalla riva fino al mare quasi aperto per scoprire una grotta nascosta, e parlare perdendo la cognizione del tempo, tornando solo vedendo che la luce si era abbassata e stava arrivando il tramonto.

Da Psilli, si torna sempre con il cuore pieno.

Non li ho ancora scoperti tutti: la leggenda arrivata fino a me è passata per qualche smemorato che ne ha scordati due! Anzi se qualcuno dovesse scoprirli si faccia avanti! Al momento i più papabili sono Panagia Diasozousa, dove è custodita un’icona della Madonna con numerosi ex voto per i miracoli compiuti, e il Monastero dell’Annunciazione, abitato esclusivamente da suore dedite al tradizionale ricamo e alla pittura di icone sacre, e dove pare regni sovrano un senso di pace assoluta.

Papabile anche l’isolotto di Agios Georgios (S.Giorgio) di fronte a Livadi, raggiungibile però solo con una bella nuotata o comunque via mare.

Spiagge

Psilli Ammos: Ne ho parlato precedentemente, la più bella per me e la mia preferita per molti versi. Aggiungo che la taverna fa le zucchini balls più buone che abbia mai mangiato (giuro che tutta la poesia non si riduce a questo!)

 

Petra: Spiaggia bellissima, con acqua trasparente e fondale di ciottoli. (si, molto complicato fare le cosiddette entrate/uscite sceniche dall’acqua!) Da non sottovalutare il fatto che è una spiaggia attrezzata, (ma non posh) e forse dopo giorni di spiagge selvagge avrete voglia di un lettino. Lo yogurt con il miele del chioschetto è in cima alla classifica della Grecia per me, se siete fortunati riuscirete ad accaparrarvi anche quello con i fichi.

Grikos: Altra spiaggia comoda grazie ai lettini noleggiabili dell’hotel Atkis (ottimo anche per la sua Spa – massaggi trattamenti estetici etc.) nella bella baia di Grikos dove ormeggiano in rada molte barche private. Per una giornata pigra e/o con desiderio di comfort

 

Le Gemelle: Sicuramente fra le spiagge più amate da tutti. Chiamate gemelle perché simmetriche, collegate da un percorso nella macchia. Personalmente preferisco la seconda, più appartata e con un panorama migliore. E ovviamente per la presenza del mitico Nikos in cima, il mio posto preferito per il pranzo, che diventa rendez-vous per l’aperitivo (ne parlerò più avanti).

Geranou: Una spiaggia di piccoli sassi molto famosa, con una splendida vista sull’isola di Agios Georgios. Contro: spesso è un po’ troppo affollata.

I Cancelli: Sconosciuta ai più, (anche il nome credo non sia ufficiale ma un soprannome) per arrivare a questa spiaggia nascosta dovrete spingervi fino alla punta est dell’isola, sotto il monastero della Panagia. Oltrepassare per l’appunto un cancello e arrivare in una spiaggia in cui il più delle volte si può stare in completa solitudine e privacy.

Kalogiro: A questa spiaggia si arriva seguendo tutta la strada verso nord da Kampos. E una spiaggia piuttosto scomoda, bisogna dirlo. Mi è rimasta nel cuore grazie al ricordo di un pomeriggio intero di chiacchere e risate sul suo piccolo molo, dopo esserci arrivati tutti a nuoto. Il motivo per cui ci torno nonostante la scomodità, oltre ai bei ricordi, è la taverna che la precede: Carinissima, poco affollata, panoramica e per la sua specialità: il polpo!

Ristoranti

Petrinos: il buon giorno si vede dal mattino! Petrinos, nella piazzetta di Skala, è il luogo dove fare colazione, cercare o farsi trovare da qualcuno conosciuto la sera precedente, o semplicemente commentarla e fare il punto della situazione su quale spiaggia andare. Anche se si dice che la colazione più buona sia quella di George’ Place a Kampos.

Nikos: Come accennato, il mio posto favorito per il pranzo. Nikos è una vera e propria istituzione. Ti accoglie nel suo chioschetto con il solito menu: Pomodoro al riso, Fava, Bruschetta, Greek salad, Octopus, Fried fish, Horta… tutto buonissimo (la fava e i pomodori al riso in particolare) ma quello che è speciale è l’atmosfera. La gentilezza e la simpatia di Nikos, sua moglie che cucina nelle retrovie, il chiosco si affaccia sulla baia delle gemelle…sembra di essere in un altro tempo.

All’ora dell’aperitivo si trasforma e motorini da tutte le altre spiagge iniziano ad arrivare per iniziare la seconda parte della giornata.

 

Benetos: Per cenare è sicuramente il posto più bello ed elegante. Situato sul mare sulla strada per Grikos, l’atmosfera è speciale sia sulla terrazza del ristorante vero e proprio che nel giardino illuminato per aperitivi o cene più informali. Il cibo eccellente (soprattutto i ricci!), inoltre offre un menu più contemporaneo se si è stanchi di mangiare il “solito” greco. Meno suggestivo ma altrettanto buono è il piccolo Benetos, fratello minore aperto da un paio di anni nella Chora.

Lampi: Super romantico, lontano da tutto nella spiaggia di Lampi al nord dell’isola. Cena in riva al mare, ottimo pesce fresco da scegliere secondo la pesca del giorno, e uno dei Saganaki più buoni della vita! (che una volta, data la mia passione, e l’orario di arrivo a cena, è stato addirittura trasformato da una candelina nella mia “torta” di compleanno)

Giagkos Pantheon: Ai piedi del Monastero, un ristorante davvero tradizionale, a gestione familiare. Forse l’unico posto autentico dove cenare nella Chora. Cibo ovviamente tradizionale e buonissimo.

Plefsis: Classica taverna con le tovaglie di carta a scacchi rossi e bianchi affacciata sulla baia di Grikos, molto piacevole con le luci delle barche che si riflettono sul mare, anche molto buona.

special tips

Se arrivate a Patmos con la vostra barca, o se avete il tempo e la voglia di noleggiarne una per un giorno, merita senza dubbio una gita alle piccole isole vicine, Arki e Marathi.

Per avere un idea Arki d’inverno conta 12 abitanti. C’è una taverna sul lato opposto dell’isola rispetto al porto, raggiungibile solo via mare, che è veramente un posto del cuore. Oltre ad aver mangiato li il calamaro più buono di sempre, vi sembrerà di essere catapultati in un racconto. Pochi tavoli dove nel tempo si sono mescolati abitanti locali, hippies, supermodels e rockstars (rigorosamente in borghese). Ci si arriva attraccando la propria imbarcazione a delle boe fatte con delle taniche, dopodiché si raggiunge un piccolo pontile con un canottino a remi. Ottimo per fughe romantiche, o nel tempo. E se siete fortunati o simpatici, la mamma dell’oste preparerà per voi delle squisite ciambelline al miele espresse. Favolose.

Lungo il percorso è consigliato passare anche per gli isolotti di Aspronissi e Makronisi, dove buttare l’ancora e tuffarsi in delle acque meravigliose con degli scenari suggestivi di rocce bianche o caramello e fare il bagno in grotte naturali.

Marathi ormai è un po’ più turistica, ma comunque suggestiva. Il mare è stupendo e potrete arrivare a nuoto a mangiare da Stavragos. Al ritorno potrete farvi dare un passaggio da una barca a remi… ma attenzione a non innamorarvi del marinaio….

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1 Comment

  1. Marco

    Kalimera. Very comprehensive advertisment for the island, touching from soul to body needs and emphasising the beauty of living. Composed by such an expert, it captures the attention and elicits the desire of visiting Patmos soon! Like

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